– Bene. Vede quel forellino lì in alto?- […]

– Bene. Vede quel forellino lì in alto? E un’iniezione di miele. Cinque gocce. Così l’asprigno è diventato profumo. Sorpreso? E la sua zuppa di tartaruga… – Sì? – Non era tartaruga. Era lardo e cavolo di Auvergne… ancora sorpreso? Le quaglie erano quaglie e l’aragosta aragosta, ma le salse le ho inventate io! E questo dolce è una ricetta che ho trovato in Balzac ed è solo la millesima parte dei modi in cui potrei stupirla… e senza fumo e zoccoli! – Sì va bene ma… – dice il diavolo barcollando sotto il ventesimo calice di vino rosso. – Assaggi questo sorbetto al limone. E si ricordi che nella mia cucina c’è cultura. I grandi cuochi del passato, il sapore della terra di Francia, i suoi poeti e i loro sogni. Le mie quaglie non smettono di volare né le mie trote di nuotare. Tutto resta vivo, poiché nell’invenzione nulla muore, mentre ricchezza e indifferenza spengono tutto, perdio! Ouralphe crolla su una sedia, mezzo sbronzo anche lui.

Da: -Il bar sotto il mare- Stefano Benni

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